La relazione di Luisa Montecucco ha posto sul tappeto la questione più basilare di tutte: di che cosa stiamo parlando?
E' chiaro che l'uso dell'espressione singolare (scienza cognitiva) o plurale (scienze cognitive) non è una semplice questione di forma. Se usiamo il singolare, possiamo pensare che esista già un'unica scienza che studia i fatti "cognitivi". Se fosse così, potremmo anche dire che si tratta di una scienza interdisciplinare perchè nasce dalla fusione di teorie e metodi di varie discipline (come ad esempio la psicolinguistica, che non è psicologia e neppure linguistica, pur essendo imparentata con entrambe). Invece si tratta di un'impresa multidisciplinare perchè le nostre varie discipline collaborano su un oggetto comune, che convenzionalmente chiamiamo "processi cognitivi", anche se su questo ci sarebbe da discutere.
Questa collaborazione avviene da punti di vista diversi, cioè usando diversi metodi, linguaggi, criteri per rendere "scientifico" rispetto al senso comune ciò che diciamo.
Luisa chiedeva quale posto possa avere la filosofia: una disciplina ("snaturalizzata") che aspetta i risultati delle scienze cognitive per commentarli e valutarli? una disciplina (epistemologia) che analizza metodi e linguaggi delle scienze cognitive? oppure una scienza cognitiva come le altre, che si occupa anch'essa della mente e della conoscenza? Mi sembra che Luisa propendesse per quest'ultima possibilità, e anch'io sarei d'accordo.
Non dobbiamo farci irretire dalla parola "scienza" in questo contesto. Io intenderei questa parola come sinonimo di "strumento di conoscenza", non come sistema istituzionalizzato di conoscenza certa. Personalmente (da non filosofo) ritengo che la peculiarità dell'approccio filosofico nel nostro caso (come in altri) non riguardi l'oggetto dello studio - che è lo stesso (chiamiamolo ancora i "processi cognitivi", in attesa di trovare una definizione migliore) - ma nella diversa modalità di reclamare le proprie ragioni. Lo scienziato mostra di aver ragione cercando di portare delle prove empiriche; il filosofo mostra di aver ragione portando delle argomentazioni (logiche, dialettiche, qualche volta retoriche...). Lo scienziato cerca di mostrare come sta risolvendo i problemi, il filosofo gli trova sempre nuovi problemi da risolvere... Non è che un approccio sia giusto e l'altro sbagliato... sono "strumenti di conoscenza" diversi.
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Attenzione: il blog riprende, dopo alcuni mesi di inattività, in occasione della giornata GESCO2 del 1 luglio 2008. Sono invitati contributi riguardanti l'organizzazione e i temi dell'incontro.
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